04/06/2018

L'archivio dei domini non è più autorizzato a mostrare i dati personali

A seguito dell'entrata in vigore del nuovo regolamento UE sulla privacy, il famoso database dei domini Whois, che da sempre permetteva di risalire alle persone che gestiscono i siti web, ha oscurato i campi relativi al nome e ai dati di contatto degli amministratori.

Fino a pochi giorni fa era semplice scoprire chi fosse il referente principale di un dominio: bastava collegarsi al servizio di Whois, inserire l'indirizzo del sito internet e leggere nome e cognome del titolare. Da oggi non è più così a causa dell'impatto del GDPR, che impone regole più restrittive nella gestione delle informazioni private. Rimangono invece visibili i dati della società o organizzazione a capo del sito web.

Questa novità, se da un lato tutela la privacy dei titolari, dall'altro sta causando seri problemi di sicurezza informatica. Le aziende di cybersecurity infatti fino a pochi giorni fa potevano contare sull'enorme mole di dati dell'archivio Whois, dal quale spesso riuscivano a scovare informazioni su persone che gestivano attività illegali in rete (dalla diffusione di malware e spam, fino a gravi attività di hackeraggio e spionaggio).

Il tema è piuttosto delicato e molto dibattuto: prima dell'entrata in vigore del GDPR i referenti dei domini erano effettivamente esposti all'utilizzo improprio dei propri dati (indirizzo, numero di telefono e indirizzo e-mail) da parte di spammer e ladri di identità; oggi abbiamo superato questa problematica creandone però un'altra, ovvero limitando il potere delle società di indagine e cybersecurity.

Per questo motivo da tempo l'Icann - organizzazione che gestisce il sistema dei nomi di dominio e l'assegnazione degli indirizzi internet - chiede all'Europa di rendere nuovamente disponibili indirizzo, numero di telefono ed e-mail del proprietario o gestore di dominio.
A seguito di questa proposta, bocciata dal garante della Privacy, l'Icann ne ha lanciata una seconda che prevede di limitare l'accesso (quindi oscurare i dati degli amministratori di dominio) a chiunque tranne che ad alcuni enti certificati o "accreditati", ad esempio le società di sicurezza informatica, le forze dell'ordine e gli avvocati.

Per il momento anche questa proposta non sembra avere seguito, ma vedremo se nei prossimi mesi ci saranno aggiornamenti, considerando che la tematica è sempre più attuale e ha un forte impatto anche in ambito politico e sociale.

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